
McCann Erickson Arts & Strategy Open House presenta alle aziende REaction in REcession, un grande studio e insieme uno strumento “pratico” che illustra le opportunità da cogliere e le iniziative da intraprendere, per presidiare l’equity del brand e guadagnare quote di mercato, in un periodo di recessione.
REaction in REcession include un compendio di best practice, italiane e internazionali, e un’analisi di queste per ricavarne valori e messaggi chiave da veicolare per superare la crisi e uscirne rafforzati. Lo studio ha preso avvio da una grande ricerca quali – quantitativa che ha coinvolto 10 gruppi qualitativi tra Milano e Roma e una ricerca estensiva condotta online con 1030 interviste su tutto il territorio.
LO STUDIO: LE TRE FASI
L’analisi delle recessioni degli ultimi decenni ha permesso di distinguere le 3 fasi chiave che caratterizzano i periodi di crisi: discesa – caduta – ripresa. Sono i tre momenti “percettivi” e per ciascuno di questi sono stati identificati diversi atteggiamenti e comportamenti del consumatore, nonché messaggi da veicolare.
Sono stati quindi riconosciuti quattro valori chiave che possono innescare un percorso di ripresa di fiducia e di “ottimismo” nei consumatori, ma soprattutto dare alle aziende e alle marche – che devono interagire in questo delicato periodo con i consumatori – linguaggi e modalità di comunicazione efficaci e sintonici con i nuovi bisogni.
Una sorta di guida pratica alla comunicazione efficace in tempi di recessione.
IL SONDAGGIO: KEY POINTS EMERSI
Dal sondaggio si evince, innanzi tutto, che il proverbiale ottimismo italiano è messo a dura prova: il 70% del campione intervistato pensa di dover rinunciare in futuro al proprio tenore di vita, ma un 30% di irriducibili pensa comunque che da questa crisi nasceranno nuove opportunità. E a sorpresa non sono i più giovani ma gli adulti a coltivare questa speranza.
Nella corsa al back to basics che sembra rincorrersi tra le pagine dei giornali e nei discorsi delle persone – e che è stata riscontrata nei focus group sia nelle grandi città che in provincia – si fa strada un grande bisogno di condivisione espresso da più del 60% degli italiani.
Il cinema, la pizza, una telefonata sono le soluzioni più citate per superare le difficoltà quotidiane e i pensieri. “Insieme è meglio” – dicono gli intervistati – anche se il cioccolato e in generale un aumento del consumo di dolci è per il 20% – e non sono solo donne – una vera e propria panacea per affogare i dispiaceri.
Cresce e il desiderio di distrazione e le case si attrezzano per soddisfarlo. Circa il 20% pensa di rinnovare o di regalarsi un oggetto per la casa. Si tratta soprattutto di oggetti tecnologici, attrezzature per il cinema in casa, per il divertimento familiare (Pc – PS – WII) e tra gli ambienti della casa la cucina e il salotto sono quelli che si desidera migliorare.
Lo shopping compulsivo sembra aver fatto il suo tempo, si fa strada un vento di sobrietà che investe soprattutto gli intervistati con famiglia e figli piccoli. Si evidenzia la voglia di “recuperare valori dopo un periodo di ostentazione e superficialità” e, da parte dei più giovani, sembra crescere il desiderio di consumi culturali che vanno dai viaggi, alle visite a mostre e musei, al cinema e al “fuori casa” di qualità.
Resiste nella vita quotidiana il desiderio di sentirsi e trattarsi bene, anche se le strategie messe in atto sembrano, a volte, contraddittorie.
La cura personale, il beauty (giornate e weekend Spa, massaggi e remise in forme) vengono considerate importanti, tanto da diventare un regalo ambito per il compleanno dal 30% degli italiani.
I consumi alimentari – certamente irrinunciabili – sembrano quelli maggiormente a rischio “down grading” se non hanno benefici solidi, concreti, reali su cui poggiare. Il “black hole” è in agguato per le categorie e i prodotti che non sapranno difendere la propria identità.
Ma oggi di cosa hanno paura, in particolare, gli italiani?
Nati e cresciuti all’insegna della tranquillità economica e familiare sono oggi più del 40% – e soprattutto i giovani - a pensare di essere “di fronte alla fine di ogni sicurezza” .
Un pensiero che si allarga alla definizione stessa di futuro che viene vissuto e descritto senza una dimensione progettuale.
Oggi occorre ricucire a tutti i livelli proprio questa mancanza di fiducia, prima che la consideration delle aziende possa essere messa in discussione dai consumatori.



