
230 milioni di dollari in dieci anni non sono pochi, calcolando che un fatturato di 23 milioni di dollari all’anno è pari a quello di una azienda di medie dimensioni.
Stiamo parlando di Elance, una società americana un po’ particolare nata nel 1999 grazie all’intuito imprenditoriale di due studenti del New Jersey e sviluppatasi negli ultimi anni ad un ritmo tale da far registrare un crescente volume degli scambi anche in un periodo di crisi come quello recente.
Elance è un sito di incontro fra domanda e offerta di lavoro on-line dove operano i cosiddetti free-lancers, lavoratori occasionali ma spesso altamente specializzati, che vendono le loro competenze per realizzare un progetto o fornire una consulenza.
Una sorta di E-bay del lavoro dove chi ha bisogno di realizzare un sito web, condurre una operazione di marketing oppure ottenere una consulenza legale si pone come datore di lavoro e mette a disposizione un budget di denaro attendendo che gli aspiranti lavoratori si facciano avanti. Questi (spesso ingegneri, avvocati, traduttori, analisti finanziari) cominciano subito a contendersi il lavoro in una vera e propria asta virtuale dichiarando quanto del denaro messo a disposizione sono disposti a percepire per eseguire la commissione. Il datore di lavoro ha così l’occasione di valutare tutte le offerte ricevute e anche le persone da cui la ha ricevute. Infatti, registrandosi, l’utente deve compilare un curriculum in cui può mettere in evidenza le sue abilità nonché la sua esperienza pregressa e, a sua volta, chi offre il lavoro può giudicare l’operato “facendo pubblicità” a chi l’ha svolto. Su ogni pagamento Elance percepisce tra il 6 e l’8 per cento degli introiti, una cifra abbastanza contenuta che permette un buon margine di guadagno per chi riceve il lavoro.
Su Elance operano utenti e aziende di tutto il mondo, rendendo questo sito una sorta di mercato globale in miniatura che riproduce bene le richieste attuali del mondo del lavoro: dinamicità, flessibilità, competenze specifiche e uso della tecnologia.
In Italia non esiste un vero e proprio mercato del lavoro organizzato on-line, ci sono dei siti che offrono in telelavoro mansioni come la costruzione di siti Internet o la scrittura di articoli per blog, però l’idea di ricevere una consulenza legale o finanziaria on-line è ancora distante dall’immaginario comune. In effetti, sebbene in continua ascesa, le aziende che hanno un sito web secondo l’annuario statistico dell’Istat pubblicato qualche giorno fa sono solo il 58,1% e quelle che vendono grazie alla rete sono ancora pochissime, intorno al 5% del totale.



